<

La Pelle Che Abito | Lumière#Criticando

 

Criticando torna anche questo venerdì per sentire il parere della critica a proposito di uno dei film più di successo del momento al cinema. Oggi ho scelto di “analizzare” La Pelle Che Abito, il nuovo, attesissimo film di Pedro Almodòvar, regista che riesce sempre a far parlare dei suoi film e che in passato ha firmato capolavori come Volver, Tutto Su Mia Madre e Donne Sull’Orlo di una Crisi di Nervi.

Il nuovo film uscito la scorsa settimana è vietato ai minori di 14 anni, e parla di un chirurgo in cerca dell’uomo che ha stuprato la figlia. La critica italiana dà tre stelle su cinque al lungometraggio, e i pareri sono vari.

Una scena tratta dal film.Abbiamo a disposizione oggi solo il voto di Curzio Maltese de La Repubblica, che dà quattro stelle al lungometraggio parlandone abbastanza bene, dicendo che è un bel film ma non al livello dei precedenti Tutto Su Mia Madre o Parla con Lei. “È un Almodovar minore quello de La pelle in cui vivo, il che significa sempre maggiore a molto altro. Maltese si sofferma sulla capacità di Almodòvar di suscitare divertimento e risate anche in una storia drammatica e triste come questa. Nonostante ciò, dopo i capolavori precedenti di Almodòvar, risulta inevitabile il confronto, e La Pelle Che Abito risulta essere un lavoro assolutamente ottimo ma non proprio al livello dei precedenti.

L’unico altro voto che abbiamo a disposizione è quello di Federico Pontiggia de Il Fatto Quotidiano, che assegna solo due stelle al film, definendolo “troppo barocco e postmoderno, compiaciuto e annoiato, questo thriller fantascientifico è tutta pelle e zero arrosto” e quindi bocciandolo.

La locandina ufficiale italiana del film.Tra gli altri pareri, abbiamo quello di Peter Bradshaw del Guardian, che invece promuove il film considerandolo valido e convincente. “Un film forse non proprio magnifico, ma di una tale intensità (…) La storia potrebbe apparire forzata e grottesca. Invece è convincente. Almodovar porta qualcosa di ipnotico nell’estetica della porno-chirurgia, descrivendola come un teatro della crudeltà“.

Anche Luiz Martinez de El Mundo ha espresso parere favorevole al lungometraggio di Almodòvar, dicendo che è un lavoro a metà tra il sublime e il ridicolo, ma che finisce per sbilanciarsi verso il sublime, e merita certamente una Palma d’Oro. “Radicale, vorace, chirurgicamente perfetto. (…) ‘La piel que habito’ è forse l’opera più esagerata, estrema di Almodovar, che si posiziona esattamente in quella linea sottile che divide il sublime dal ridicolo (…) Senza dubbio una bella Palma d’oro“.

Carlos Boyero de El Pais invece non è d’accordo con chi loda il film, e lo stronca con una sola frase: “È un film patetico e involontariamente comico“. Kirk Honeycutt scrive invece sulle pagine dell’Hollywood Reporter una recensione positiva del nuovo film di Pedro Almodòvar, dicendo che c’è un miscuglio di elementi che altri registi avrebbero fatto confluire in un film insulso, mentre con Almodòvar il risultato è ottimo. “Alle ossessioni di sempre – come il tradimento, l’ansia, la solitudine, l’identità sessuale, la morte – Almodovar aggiunge stavolta l’elemento fantascientifico con sfumature horror. Solo un talento come Almodovar può tenere insieme tutti questi elementi senza far saltare in aria un intero film“.

Concludiamo con il parere di Paolo Mereghetti del Corriere della Sera: lui non boccia il film, ma si sofferma sul fatto che i personaggi sembrano “ingabbiati” e questo porta a frenare, a togliere importanza ai sottotemi presenti nella storia, e questo non è un bene.

Elena Anaya in una scena del film.Non aspettatevi il «solito» melò. Con La piel que habito («La pelle in cui vivo»), Almodóvar cambia stile e referenze cinefile: più freddo, più trattenuto, più chiuso su se stesso e al posto dei melodrammi Warner o del cinema popolare spagnolo, la referenza è offerta questa volta dai thriller del Lang americano e soprattutto da Gli occhi senza volto di Franju. (…) Qui la freddezza dello sguardo (spesso filtrato da telecamere e video) finisce come per «ingabbiare» i personaggi - Banderas non sorride mai – e frenare i molti sottotemi presenti, dall’amore filiale al diritto di vendicarsi, dalla negazione della libertà al mistero della propria identità“.

Insomma, la critica è divisa ma sostanzialmente favorevole alla più recente opera di Pedro Almodòvar. E voi lettori invece che ne pensate? Avete visto La Pelle Che Abito o avete intenzione di andarlo a vedere? E che cosa ne pensate? Fateci sapere, lo spazio ai commenti è aperto! :) A seguito, una breve trama del film tratta da Coming Soon.

Il film racconta la storia di Robert Ledgard, eminente chirurgo plastico in cerca di vendetta nei confronti dell’uomo che ha stuprato la figlia.

Foto | MediaCritica | Screenweek | Panorama

Post to Twitter

 
 
 

0 Commenti

Lascia per primo un commento!.

 
 

Lascia un commento